Archivio per Maggio 2008

Ancora su questione Rom a Ponticelli

segnaliamo blog interessantissimo e commentabile

http://alex321.splinder.com/post/17257137/.%3A+Ponticelli+2008+%3A

Nasce più di qualche qualche dubbio su metodo di indagine proposto nell’articolo pubblicato dal gruppo Everyone a proposito della vicenda tentato rapimento di neonata a Ponticelli, che invitiamo cmq a leggere non fosse altro per la meritoria attività svolta da gruppo per contrastare  la persecuzione dei Rom  che in Italia ha raggiunto punte di efferatezza, disumanità e abuso ormai intollerabili per i democratici, gli antirazzisti e le persone che hanno mantenuto un barlume di coscienza umana e civile.

http://www.everyonegroup.com/it/EveryOne/MainPage/Entries/2008/5/18_Follia_antizigana_in_Italia._EveryOne_sul_rapimento_di_Napoli.html

 

Stiamo inoltre raccogliendo dati e informazioni utili alla stesura di un LIBRO BIANCO da presentare al PSE nei prossimi giorni, per contribuire basta specificarlo nel commento a questo post e vi risponderemo via e-mail (non pubblichiamo gli indirizzi di posta elettronica!)

saluti ai tanti volenterosi in ansia di riscatto dempcratico!

Temi choc: «Bene i roghi nei campi rom»

 

Scritto da Luca Marconi da il Corriere del Mezzogiorno, 28-05-2008 08:02

Inevitabile che alcuni bambini di Ponticelli abbiano assistito da vicino, e non in Tv, ai raid incendiari sui campi rom. La stragrande maggioranza degli alunni del comprensivo Don Bosco racconta con sgomento di aver visto compagni di banco rom allontanarsi con le madri fra file di poliziotti e finanzieri che li proteggevano dalla folla inferocita.  Qualche altro scolaro — ma è una piccola minoranza — scrive invece sui temi che «la gente ha fatto bene a bruciare le baracche ». Hanno tra i 9 e gli 11 anni gli alunni del 57esimo circolo di via Volpicella che da giorni, attraverso compiti in classe, disegni e incontri con le associazioni territoriali (in settimana è atteso don Tonino Palmese) stanno rielaborando quanto accaduto pochi giorni fa nel quartiere. Qualche tema che affronta di petto la questione delle violenze incendiarie ha allarmato i professori: «Hanno fatto bene — scrive uno scolaro — visto che i rom non se ne sono andati con le buone, abbiamo dovuto usare le maniere forti».
Ma saranno una decina i compiti in classe che giustificano in vari modi i raid o la rabbia del quartiere «lasciato solo», una minima parte di 150 temi soprattutto solidali. Qualcuno chiede anche scusa: «Se dobbiamo rimediare — dice una bambina — direi di cercare posti di lavoro per i rom». E non potrebbe essere altrimenti nella scuola vicina ai bipiani che, fino al 2004, con lo sgombero dei soli rom dalle baracche all’amianto ancora abitate da albanesi e ivoriani, contava 150 studenti immigrati ed oggi ne conserva una cinquantina. Ciò che hanno visto in strada o in Tv ed hanno sentito dai loro genitori quando i campi venivano assaltati, i bambini lo hanno anche disegnato: case in fumo, ma anche bimbi che chiedono aiuto, piccoli rom che dicono «ciao italiani, ci rivedremo presto». Una bimba ipotizza anche «parchi europei per i rom» creati dagli Stati della Comunità «con l’aiuto di esperti », parchi che «dovrebbero funzionare come una piccola società economica e culturale e quindi con campi per l’agricoltura, officine per artigiani e teatrini per gli spettacoli» e, conclude la bambina, «noi saremmo felici di comprare il biglietto per questi spettacoli o oggetti d’artigianato». Secondo il vicepreside dell’istituto, Mariano Coppola, «poco importa se siano stati due alunni a scrivere che è stato giusto bruciare quei campi. Se alcuni hanno assistito ai raid e dopo hanno ribadito con fermezza le posizioni dei genitori, sono stati coinvolti in pieno ed ecco perché da giorni stiamo lavorando per fargli capire cosa è successo, che gli episodi di violenza non vanno ripetuti». Sia chiaro però, aggiunge la preside Giovanna Gargiulo, che «tanti studenti hanno condannato senza riserve le violenze». Secondo l’assessore municipale all’Educazione Massimo Cilenti, «se le istituzioni non ci avessero lasciati soli con le baraccopoli cresciute a dismisura nemmeno due bambini avrebbero scritto “bravo” agli incendiari ». Per la presidente municipale Anna Cozzino è «necessario organizzare nuove iniziative di solidarietà sul quartiere». Che ne ha già diverse in corso. Lo Sportello Immigrati domenica scorsa ha portato in piazza San Domenico altre scuole della Municipalità, con cartelli preparati dagli stessi alunni, uno dei quali diceva: «Diamo loro accoglienza e integrazione, non bruciamo i loro campi». Una sorta di anticipo del Carnevale interetnico di Ponticelli che il consigliere diessino Nazario Malandrino organizza con l’Arci dal 2001 e che ogni anno porta in piazza più di 1.500 persone, quando un maxi corteo aperto sempre dai ragazzini del Don Bosco e dall’educativa territoriale Cathrin raggiunge il parco dedicato al piccolo ebreo vomerese Sergio De Simone, ucciso a 8 anni dai medici nazisti che gli iniettarono la tubercolosi per uno dei loro «esperimenti». Ponticelli, insomma, strano a dirsi, ma vanta una radicata tradizione di tolleranza e solidarietà.
 
 
 

Socialfest di Ponticelli

Grande inizio per il Social Fest ieri, ancora per 2 domeniche iniziative e gazebo: pubblichiamo il volantino di ArrangiArci, pregando per la massima diffusione. 

Un Termovalorizzatore nell’Area Orientale.

Un Termovalorizzatore (ovvero Inceneritore) nell’Area Orientale.

chi brucia rame, chi brucia baracche, chi brucia progetti (e chi brucia sul tempo)…

Prosegue il balletto di indicazioni – prima Vigliena, poi la Q8, poi ancora l’ex ICM su cui appena 1 e mezzo fa si espresse la Municipalità dando parere favorevole per un impianto di Compostaggio e dove ancora si tratta (nel depuratore) il percolato di Villaricca (questa volta un sacrificio anche della Citta di Napoli) e sono stoccate le balle della City.

Al di là di valutazioni ambientali, cui magari dedichiamo una pagina a sè, vale la pena recuperare i progetti riguardanti la delocalizzazione degli impianti Q8, la Società Napoli-Est, ma anche monitorare  ”le quote destinate ad attività terziario-commerciali con particolare riferimento alla grande distribuzione, per non svuotare la scelta programmatica e l’obiettivo progettuale di rilanciare la zona orientale come la principale zona produttiva-industriale della città” (documento sui PRU della Municipalità 28-2-2008). In tal senso ribadiamo il metodo del “chi sa parli”, inteso chiaramente nel senso del coinvolgimento in questa sede di chi, istituzionalmente (Squame, Carotenuto etc…) e non, si è occupato e si occupa direttamente della problematica; ” il tempo trascorso è lunghissimo, molte figure istituzionali sono cambiate e pertanto la “memoria storica” sulla problematica necessità di essere continuamente aggiornata” (post arch. g.aurino)…

Datevi da fare, informatevi e commentate, dunque: rompiamo un po’ questo schema del non disturbare il nano manovratore che ci vorrebbe ammaccati e silenti: lo Stato deve tornare a Napoli ma può avvenire a discapito di “diritti dell’uomo e del cittadino”, introducendo reati incostituzionali (l’immigrazione clandestina) e stravolgendo piani e sistemi su cui si è lavorato per anni?

dubito (ergo sum)

ribadiamo inoltre la necessità di volontari per un comitato di redazione del blog, anche per ridare parola e forza a quanti hanno lavorato su qs spazio rendendolo  così utile anche all’elaborazione degli amministratori (vd dossier questione Rom).

chiudiamo segnalando un sito interessante con articoli sulla questione Rom a Ponticelli tra cui  (il secondo)l’articolo di Imbruglia che fa riflettere “(…)Razzismo non è più la teoria genetica pseudoscientifica, la quale affermava la superiorità o inferiorità di individui per la loro appartenenza a una razza. Razzismo è esigere che individui provenienti da società diverse non entrino a far parte della propria comunità. Una delle sue condizioni è la povertà (…)”

su  http://www.decidiamoinsieme.it/su-vari-temi/21_rom_il-caso-ponticelli/

 

 

PD e Rom in direzione provinciale

PD: ieri in direzione provinciale questione Rom di Ponticelli

 argomento: primarie a Giugno. Nardi ricostruisce la dinamica mediatica che ha accompagnato l’escalation dell’intolleranza di Ponticelli e tra i primi interventi, Malandrino, che presenta un dossier-rom sulla questione (tutte le responsabilità e la cronologia dei fatti dal 2003*), chiede i Circoli PD per ristabilire i percorsi decisionali e nega la deriva a destra del PD di Ponticelli:)

(…) Se così fosse non si spiegherebbe come abbiamo retto finora. Invece, fin dagli anni ’90 questo quartiere si è rimboccato le maniche per accogliere slavi, africani e rom in fuga dai loro paesi,  spesso dividendo con gli italiani i prefabbricati del post-terremoto. C’è una rete di solidarietà e uno sportello immigrazione che funziona a Ponticelli e anche noi nella Casa del Popolo di Ponticelli abbiamo fatto la nostra parte: con associazioni e giovanili di partito fondammo nel 2002 il Coordinamento Ponticelli Interetnica, avviamo i contratti di Solidarietà in risposta alla Bossi-Fini, aprimmo la vertenza sugli alloggi in amianto ai Campi Bipiani, organizzammo i corsi di italiano per i migranti e ben 6 edizioni del Carnevale delle Differenze per le centinaia di scolaretti che vi partecipavano educandosi all’Altro. Più volte abbiamo rinunciato a passare il Natale o il Capodanno con le famiglie per mantenere la struttura aperta alle feste delle Comunità straniere, per contaminare culture e sapori. Ma con 10 campi rom su 3-4 kmq, rame e pneumatici che bruciavano a tutte le ore tra i casermoni della 219, era inevitabile che il modello gitano si scontrasse con un tessuto sociale già modificato dalla deindustrializzazione, con redditi bassissimi, un’alta evasione scolastica, un pauroso abbassamento dei servizi, un’economia criminale radicata. No, l’effetto del mix degrado e illegalità si era già fatto sentire. Bisognava alleggerire la pressione, la metà dei Rom di Napoli era a Ponticelli e gli Assessori di Rifondazione che continuavano a proporre idee e sacrifici solo al nostro territorio. Molta responsabilità è anche dei media che, suggerendo un teorema  – i ROM sfruttati dall’economia criminale – hanno poi attirato un’attenzione mediatica scomoda per i “traffici reali” dei clan camorristici, le tante piazze di spaccio;  poi la vicenda del tentato rapimento di una neonata e le telecamere che riprendevano la manifestazione dei comitati civici contro il Comune: era prevedibile che “l’altro Stato” volesse dimostrare di risolvere la faccenda più velocemente e più efficacemente dello Stato, con il consenso della gente esasperata. È bastata la presenza delle telecamere per radunare la gente. Da questo punto in poi tutto si è svolto in modo inevitabile. Il blocco del traffico, la presenza degli esagitati che tentavano di entrare negli accampamenti, la tensione che aumentava ad ogni nuova volante che arrivava. I campi rom abbandonati che, uno alla volta, vengono incendiati con una strategia da cecchini, senza che le forze dell’ordine presenti riuscissero a tenere sotto controllo il fenomeno. A un passo da tutto questo, decine di podisti che continuavano ad correre intorno alla Villa comunale, incuranti…

(…) Nel vedere i roghi, forse c’è stato l’errore di aver pensato ad andare tra i rom, e non anche di tutelare la nostra immagine bloccando quei manifesti non concordati: sono infatti una cosa diversa dalla lettera aperta che avevamo condiviso alla Casa del Popolo per chiedere un’audizione urgente ai tutori dell’ordine. Certo,  in un contesto diverso da quelle ore,  la differenza con i manifesti PDL sarebbe stata evidente, anche con quell’impostazione semplicistica: il PD chiedeva lo smantellamento dei campi per l’aggravarsi di un’emergenza sanitaria, (oggi confermata anche dall’UE)  sociale  (che i fatti già presagivano) e ambientale (anche la bonifica dovrà attendere la rimozione dell’amianto rinvenuto);  la PDL, invece, nei suoi manifesti ancora affissi, attacca la Municipalità perché dalla parte dei Rom, definiti “delinquenti per cultura e professione”. La verità è che nel naufragio delle soluzioni che avevamo indicato in alternativa ai Campi, abbiamo deciso, da soli, di saltare i filtri e rivolgerci direttamente a  Comune, Prefetto, Questore  ed ASL perchè riconoscessero che la questione non atteneva più alle politiche sociali, oramai fallimentari, ma all’ordine pubblico e sicurezza…

  * dossier-rom

 SCARICA IL DOSSIER PD Ponticelli “tutte le responsabilità e la cronologia dei fatti dal 2003):

  
 

 Segue rassegna stampa di questi giorni sull’argomento:

http://www.astampa.rassegnestampa.it/Rassegne/COMUNE%20NAPOLI/05/76886981.pdf
http://www.astampa.rassegnestampa.it/Rassegne/COMUNE%20NAPOLI/05/77057360.pdf
http://www.astampa.rassegnestampa.it/Rassegne/COMUNE%20NAPOLI/05/77057151.pdf
 http://www.astampa.rassegnestampa.it/Rassegne/COMUNE%20NAPOLI/05/77005603.pdf
http://www.astampa.rassegnestampa.it/Rassegne/COMUNE%20NAPOLI/05/77006502.pdf
http://www.astampa.rassegnestampa.it/Rassegne/COMUNE%20NAPOLI/05/77015102.pdf
http://www.astampa.rassegnestampa.it/Rassegne/COMUNE%20NAPOLI/05/77048319.pdf
http://www.astampa.rassegnestampa.it/Rassegne/COMUNE%20NAPOLI/05/77091918.pdf
http://www.astampa.rassegnestampa.it/Rassegne/COMUNE%20NAPOLI/05/77093184.pdf
http://www.astampa.rassegnestampa.it/Rassegne/COMUNE%20NAPOLI/05/77093957.pdf
http://www.astampa.rassegnestampa.it/Rassegne/COMUNE%20NAPOLI/05/77093610.pdf
http://www.astampa.rassegnestampa.it/Rassegne/COMUNE%20NAPOLI/05/77197559.pdf

 

 

 

 

L’OCCHIO DELL’U.E.

 

ESTRATTO DA PAG.30 DEL MATTINO DEL 19/05/2008

GIUSEPPE CRIMALDI «Davanti a simili scene si resta senza parole. Quello che ho visto qui a Ponticelli non trova paragoni, sono allibita. Nemmeno in Albania, neanche in Romania ho visto mai cose del genere». La parlamentare europea Viktri Mohcsi è giunta ieri a Napoli per visitare i campi rom devastati dalle fiamme appiccate per oltre tre giorni…la rappresentante europea con delega alla questione rom, che era accompagnata da cinque parlamentari radicali e dal segretario del partito, Rita Bernardini… «Mi domando – dichiara Rita Bernardini – come sia potuto accadere che per tanti anni questa povera gente abbia continuato a vivere qui, in queste condizioni. La verità è che per troppo tempo le istituzioni locali non hanno fatto il proprio dovere, consentendo condizioni di vita assurde…Si punta verso il campo rom ancora popolato in via Santa Maria del Pianto: è qui che hanno trovato riparo anche molte famiglie fuggite da Ponticelli. Ed è qui che la deputata europea incontra i nomadi, con i quali si intrattiene per oltre un’ora…È la stessa Mohcsi a sintetizzare più tardi il contenuto dui quei colloqui: «Questa gente mi ha detto che ora si vive in una condizione di paura permanente. Sono persone che non hanno più nulla nel loro Paese, e che se tornano in Romania hanno ancor meno di quel che hanno qui, cioè niente. Vogliono vivere in pace, e lavorare onestamente. Diamo loro una mano».

Lettera PD su campi Rom

immagini su http://dsponticelli.files.wordpress.com/2008/05/sul-manifesto-pd.jpgper chiarimenti pubblichiamo testo della lettera aperta del PD: come si può notare molte sono le differenze con il Manifesto del PD contestato:

“via gli accampamenti rom da Ponticelli”

  

LETTERA APERTA AL SINDACO DI NAPOLI,

AL PREFETTO, AL QUESTORE E AL DIRETTORE GENERALE DELL’ASL NAPOLI 1

Il continuo aumento di accampamenti abusivi Rom in diverse aree del quartiere Ponticelli sta diventando, per molteplici ragioni, insostenibile e foriero di preoccupanti episodi d’intolleranza da parte della popolazione del quartiere.
L’insostenibilità è sanitaria, ambientale e sociale. Sanitaria in primis perché, al fine di procacciarsi materiali per la costruzione delle loro baraccopoli, i Rom sono soliti scavare nell’immondizia. In situazioni normali, l’apertura dei sacchetti è già di per sé problematica: diventa vera e propria emergenza oggi, dati gli enormi quantitativi di spazzatura che ancora invadono le nostre strade.
Il rischio per la salute pubblica è inoltre acuito dalla vicinanza degli accampamenti alle abitazioni, alle strutture sportive, alle scuole. L’illegalità dei campi nomadi non implica soltanto la già problematica occupazione di spazi comunali riservati alla realizzazione d’impianti legati al Piano di Recupero Urbano, ma anche l’assenza di servizi igienici, acqua ed energia. Ciò significa escrementi a cielo aperto, assenza totale di pulizia e utilizzo di bombole di gas senza le più elementari norme di sicurezza. Inoltre, l’approssimarsi della stagione estiva  rende più concreto il rischio di epidemie.
Non è nostra intenzione alimentare luoghi comuni a sostegno dell’equazione “ROM=DELINQUENTE”, ma è indubbio che il mancato rispetto delle elementari regole di civile convivenza, soprattutto in un quartiere già attraversato da una diffusa ILLEGALITA’ e da una radicata presenza di organizzazioni CRIMINALI, esaspera gli animi dei cittadini.

Alcuni recenti e gravi episodi (furti in appartamenti, tentati rapimenti di bambini) hanno acuito il clima di intolleranza ed alimentano il sentimento, comune da parte di tantissimi cittadini, di farsi giustizia da soli. È questo uno degli aspetti che maggiormente preoccupa, se è vero che, in un recente passato, si sono registrati diversi e gravi episodi (distruzione ed incendi) contro gli accampamenti nomadi.

      Come esponenti di una forza politica fortemente radicata sul territorio, a diversi livelli e in più occasioni, abbiamo segnalato la necessità di programmare efficaci piani d’intervento per  tutelare la popolazione residente, garantire livelli di vita migliore per i rom, nello spirito di solidarietà ed insieme di ripristino della LEGALITA’ che ispira la nostra azione politica.

Per questo, chiediamo che il Comune, la Prefettura, le forze di pubblica sicurezza e l’ASL intervengano senza ulteriori indugi per eliminare tutti gli insediamenti abusivi presenti a Ponticelli e riportare la serenità in un quartiere che ha saputo attendere e comprendere, ma che oggi, vedendo messa seriamente a rischio la sicurezza e la salute dei propri residenti, denunzia i pericoli di assuefazione ai fenomeni descritti e l’indifferenza delle istituzioni.

Il nostro vuole essere un accorato appello, su cui attendiamo un segnale di ascolto.

Fiduciosi in una urgente convocazione da parte dell’Autorità in indirizzo ed, in particolare, del Sindaco di Napoli.

 

 

 

 

 

 

 

Rom 16enne tenta di rapire una neonata a Ponticelli

E’ successo SABATO SCORSO a Ponticelli, il sequestro è fallito e la nomade ha rischiato il linciaggio

NAPOLI 11/05/08 – 19:23
Si trova nel centro di prima accoglienza di Nisida con l’accusa di sequestro di persona e violazione di domicilio la 16enne di etnia rom che ha cercato di rapire una bambina di 6 mesi a Flora Martinelli, che abita nel quartiere napoletano di Ponticelli. Immediata la reazione della madre, che ha bloccato la minorenne e salvato la figlia. L’episodio ha scatenato nuove polemiche sulla presenza dei nomadi in Italia.

 

PER ASCOLTARE L’INTERVISTA ALLA GIOVANE MAMMA CLICCA SU:

 http://www.radio.rai.it/grr/view.cfm?V_IDNOTIZIA=42623&Q_PROG_ID=421&Tematica=5#

 

 

ecco qualche breve sulle primarie dalla cronaca locale…

 

 

 

 

il Baffetto si attrezza: ecco l’intervista a Il Riformista dell’ 8-5-2008

 

clicca sui 2 link per accedere all’articolo in pdf:

dalema-riformista-1

dalema-riformista-2

da una discussione del Circolo Barack Obama…

ll grande salto, 2 Maggio 2008

di Francesco Costa via iMille
costa_seppia.jpg

Uno dei motivi per cui abbiamo sostenuto Walter Veltroni alle primarie del 14 ottobre era il suo obiettivo di fare dell’Italia un paese normale - quindi un paese in cui la flessibilità sia una cosa positiva e non un dramma, in cui la criminalità organizzata non sia qualcosa con cui convivere, in cui in politica estera si stia dalla parte delle democrazie e non dalla parte delle dittature, eccetera – e di farlo tramite un partito normale, un partito che sceglie gli alleati sulla base del programma e non viceversa, che tenta di farsi potenziale portavoce delle istanze di tutti i cittadini e non solo di una determinata categoria, che ha un leader eletto democraticamente che rende periodicamente conto alla sua base dei risultati raggiunti dal partito.

 

LUCKY STRIKE
Nei partiti normali ci sono alcune regole non scritte. Una di quelle che ci piace di più è che la diversità di opinioni è una ricchezza e quando la diversità di opinioni richiede chiarimenti e riflessioni si ricorre ai congressi e non alle scissioni. Un’altra di quelle che più apprezziamo è quella secondo cui nessun leader – nemmeno il più bravo e di successo; nemmeno Tony Blair, per dire – ha un mandato illimitato. La politica è una cosa del mondo, e sappiamo che nel mondo le relazioni causa-effetto non sono così precise così come gli uomini pensano che siano; sappiamo che le cose che accadono sono spesso frutto di eventi imponderabili e imprevedibili e sappiamo che al triplice fischio si è tutti molto bravi a giudicare quanto giusta o sbagliata fosse la formazione di partenza. Sappiamo questo, e sappiamo però che sono gli uomini – la cosiddetta classe dirigente – i responsabili in ultima istanza dei risultati elettorali di un partito. Anche qualora non fosse colpa loro, anche se il destino cinico e baro si fosse messo di mezzo: l’esercito di Napoleone poteva fare a meno dei generali bravi, se aveva quelli fortunati; noi siamo condannati a esigere politici bravi, capaci e fortunati.ABBIAMO PERSO, COMPAGNI, DI NUOVO
La sconfitta alle elezioni di Roma rende enormemente più negativo il bilancio di questa tornata elettorale. Alla vigilia il peggiore tra i risultati accettabili sarebbe stato una sconfitta dignitosa alle politiche e una forte riconferma a Roma: non sono arrivati né l’uno né l’altro. A un primo sguardo entrambi i risultati sembrano rientrare nella logica dell’alternanza: il centrosinistra ha vinto le ultime politiche e ha governato la Capitale per quindici anni. Oggi entrambi gli scenari cambiano bandiera – succede così nei paesi normali, no? Forse. Forse, perché basta fare un passo indietro per vedere come le ultime sconfitte si pongono in totale continuità coi risultati del centrosinistra degli ultimi dieci anni. 

Il 2001 si porta in dote la rovinosa sconfitta del ticket Rutelli-Fassino, dopo quattro governi in cinque anni. Il 2004 è l’anno della lista unitaria alle europee che si ferma al 31% – nonostante il vento favorevole dovuto ai disastri del governo Berlusconi – e che elegge dei parlamentari europei che si sparpagliano nei gruppi parlamentari più disparati, mentre si continua a frenare sul fronte l’unico futuro possibile, il partito dei unitario dei riformisti. Il 2005 è l’anno in cui si decide di candidare alla Presidenza del Consiglio lo stesso candidato di dieci anni prima, e si organizzano delle primarie per dare una legittimazione popolare a quella discutibile scelta. Il 2006 è l’anno in cui si continua a vivacchiare rimandando la nascita del Partito Democratico, si decide addirittura di correre separatamente al Senato e si riesce nell’impresa incredibile di perdere le elezioni dopo cinque anni di governo Berlusconi – poi sono arrivati gli onorevoli eletti all’estero e per ventiquattromila voti ci siamo salvati. Ne è seguito quel governo Prodi in cui la teorizzazione dell’Ulivo degli anni Novanta (tutti insieme dai centristi ai comunisti) è implosa in una costante e del tutto bipartisan smania di visibilità, in un nugolo di personaggi ambigui con un piede in piazza e uno in Consiglio dei Ministri, in una impopolarità così vasta e disarmante da assecondare un sentimento di insofferenza e delusione verso la politica che non si riscontrava dai tempi di Tangentopoli. Si è fatto il Partito Democratico, si sono fatte le primarie per eleggere un leader e si è preferito evitare la reale competizione tra le idee: ci si è candidati così tutti a supporto di un leader che ha iniziato a essere discusso un minuto dopo la sua elezione (non è che la verifica sulla linea di Veltroni che oggi chiedono a gran voce pezzi autorevoli del Pd sarebbe dovuta avvenire prima, quando si sarebbero dovuti contare i voti attorno a una determinata idea di partito? Si è preferito andare tutti dietro il candidato più forte: se vince, evviva; se perde, verifica. Nei paesi che piacciono a noi, non funziona esattamente così). Siamo andati a votare alle politiche riportando una sconfitta che poteva di certo essere peggiore ma della quale non vanno minimizzate le enorme proporzioni; abbiamo perso Roma, proponendo lo stesso candidato di quindici anni prima, che ora qualcuno vorrebbe addirittura riproporre come vicepresidente del Senato della Repubblica.

GAME OVER
Non vogliamo dire che sono stati soltanto dieci anni di sconfitte. Abbiamo fatto il Partito Democratico. Governiamo quindici regioni su venti – ora quattordici, vedi alla voce Illy. Allo stesso modo, non vogliamo dire che la classe dirigente che ha guidato il centrosinistra negli ultimi dieci anni abbia solo collezionato disastri e non abbia meriti e intelligenze. Francesco Rutelli è stato un fantastico sindaco di Roma e ha dato vita a un partito liberaldemocratico strategicamente fondamentale, che ha messo fine al proliferare dei partitini alla destra dei Ds; Massimo D’Alema è stato buon primo ministro dieci anni fa e buon ministro degli esteri; Piero Fassino è competente come pochi, e porta sulle sue spalle buona parte dei meriti per la nascita del Partito Democratico; cose più o meno simili potremmo dire di Barbara Pollastrini, di Franco Marini, di Rosy Bindi, di Giuseppe Fioroni, di Paolo Gentiloni, di Livia Turco, di Giovanna Melandri, di Arturo Parisi. Di Walter Veltroni abbiamo detto: ha fatto il massimo di quel che poteva fare, e non è bastato. Alcuni sono stati bravi, altri un po’ meno; ad alcuni ci siamo affezionati, altri ci stanno un po’ antipatici: il punto è che perdono tutti da dieci anni di fila, e non si riesce a cambiare registro.

UN GIORNO TUTTO QUESTO SARA’ TUO
Oggi si parla di verifiche, di congressi anticipati, di resa dei conti. Ben venga in un partito la discussione libera e democratica sulle responsabilità delle sconfitte e ben venga – qualora dovesse arrivare – una pubblica assunzione di responsabilità dell’attuale classe dirigente del Partito Democratico, da Walter Veltroni in giù.
Vorremmo che il Partito Democratico proseguisse nel suo essere un partito normale: un partito in cui, quando si perde, la classe dirigente prende atto della sconfitta, vi ragiona sopra e sulla base degli errori commessi inizia a pianificare il futuro, consapevole che non ne sarà parte. Non siamo impiccati all’idea che Veltroni si debba dimettere e non andiamo matti per i “tutti a casa” urlati con la bava alla bocca. Crediamo però sia necessario mettersi in cammino verso il futuro, e a tale scopo non abbiamo bisogno di nessun settantenne che ci spieghi come fare le cose, né tantomeno di nessun “rieccolo”. La prima repubblica dovrebbe avere insegnato ai maggiorenti del Pd che nei momenti complicati, quando serve uno shock di innovazione che sblocchi alcuni meccanismi, bisogna avere coraggio e saltare una generazione: prendere una ventina di trenta-quarantenni in gamba e metterli nei ruoli chiave del partito, preparare il terreno perché nel 2011 possano essere loro a candidarsi alla guida del paese. Il materiale umano non manca: Gianni Cuperlo, Federica Mogherini, Enrico Letta, Marta Meo, Ivan Scalfarotto, Alessia Mosca, Marco Simoni, Simona Milio, Stefano Ceccanti, Maurizio Martina, Giuseppe Civati, Matteo Renzi, Roberto Morassut – e potremmo continuare ancora. Non abbiamo bisogno di star qui a elencare all’attuale classe dirigente del Pd tutti i vantaggi del saltare una generazione e mettere il partito nelle mani di questi e altri ragazzi. Lo sanno bene: è quello che fece Berlinguer negli anni Settanta con molti di loro.

;-) Grande successo del Primo Maggio a Napoli nella nuova versione musicisti + oratori, (tra cui un ponticellese… )

il video dell’intervento di Malandrino su sicurezza, legalità, precariato è su youtube all’indirizzo:

http://it.youtube.com/watch?v=QhCyAO7f6uQ

(basta cliccare sull’indirizzo colorato)

 

 

 


Blog Presenze

  • 23,306 democratici collegati
invisible hit counter

Archivi

Post più quotati