http://www.video.mediaset.it/video.html?sito=matrix&data=2008/06/03&id=3226&categoria=servizio&from=email
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per una ricostruzione istituzionale clicca:
http://dsponticelli.wordpress.com/dossier-rom/sull’assoluta inopportunità del manifesto PD, partorito nella testa di uno e contravvenendo all’indicazione dei tanti, qualche chiarimento su
http://dsponticelli.files.wordpress.com/2008/05/sul-manifesto-pd.jpg invitiamo inoltre a commentare la lettera pubblicata su Corriere del Mezzogiorno, cui il Direttore risponde sul tema:
Gentile Direttore,
a margine della Sua risposta alla lettera “Ponticelli non è razzista” del 3-6-’08, avrei alcune considerazioni, ora che la cronaca ci restituisce delle affinità tra Napoli e Venezia sulla questione rifiuti e sulla questione Rom e così si parla ancora di Ponticelli, oggi per i temi choc dei bimbi del Don Bosco e per l’opportunità di un Centro di Accoglienza, riproposto dall’Assessore Riccio, ieri per l’esigenza di un Termovalorizzatore cittadino, ma anche per i lavori fermi e le indagini sull’Ospedale del Mare o per le quote date all’Edilizia e alla Grande Distribuzione Commerciale, persino nel Palaeventi. Idee lecite, che tuttavia appaiono calate dall’alto, senza verificare compatibilità ambientali, ricadute economiche e sociali, consenso… idee che non fanno sistema: qui dove l’altro Sistema invece è forte, strutturato, crea reddito, welfare e consenso. Qui allora lo Stato è la richiesta di un sistema alternativo. Qui il decentramento amministrativo avrebbe potuto giocare un ruolo importante per superare quel congelamento di fatto allo stato organizzativo e funzionale di questi territori dalla fine degli anni ‘80, che ha inasprito la crisi economica e sociale. Ma si può fare sistema pensando solo a dove dormire, dove spendere e dove bruciare? il manovratore non va disturbato, ma ci faccia capire come si produrrà reddito su quest’area, involuta nei decenni da agricola a deindustrializzata. C’è ancora una logica di sistema? che fine hanno fatto la Società Napoli Est, i piani di delocalizzazione degli impianti petrolchimici, i progetti che vedevano allocare qui “il principale polmone produttivo” di Napoli? Non manca in questa pioggia di attenzioni proprio il lavoro? la risposta ai tanti problemi di un territorio socialmente squassato dall’edilizia post-terremoto e dall’altissima concentrazione di economia criminale, disoccupati, lavoro nero, evasione scolastica, sfruttamento minorile e immigrati… Se una logica è all’opera, è piuttosto quella di Politiche della Dis-Integrazione Sociale: ben accompagnate da un pauroso abbassamento dei Livelli Essenziali dei Servizi sul Territorio (vigili, giardinieri, sportelli comunali). Qui dove non c’è economia, dove nessuno lavora più per restituire una vocazione produttiva a quest’area, si riparla d’integrazione: è una sfida che senza il lavoro è persa in partenza, ma che comunque alla Casa del Popolo abbiamo raccolto da anni e dunque abbiamo i titoli per esprimere delle raccomandazioni.
La prima: ribaltare lo schema dell’immigrato-utile, il ben accetto dal progetto simile al tuo, rispetto al modello gitano, il davvero Altro, per anni qui solo tollerato e mai integrato. Venezia ci prova costruendo abitazioni che cambieranno stili di vita: è integrazione o assimilazione? ghetto o privilegio per minoranze? Accentuerà gli istinti primitivi -più che razzisti- della guerra tra gli ultimi e i penultimi o la disinnescherà? Quindi la seconda, all’Assessore Riccio: non sei Cacciari, non sei a Venezia, puoi però partire dal “basso”, immaginare un Centro di Accoglienza e insieme di Contrasto all’Esclusione sociale per tanti emarginati, italiani e non. Roma ha circa 14.000 posti letto, Napoli credo ca. 140: si tratta allora di implementare strumenti e risposte per accogliere indifferentemente i tanti senza dimora che spesso versano in condizioni di gravissimo disagio, sia psichico che materiale, per offrire loro una Mensa sociale e una sistemazione provvisoria durante il tempo occorrente alla ricerca di un lavoro e di una abitazione adeguata. Ex-detenute, ex-tossicodipendenti, extracomunitarie: spesso separate dai propri figli, cercano una forma di vita che, sebbene transitoria, sia quanto più possibile vicina ai canoni della normalità.
Questo darebbe il senso di un minimo di politiche sociali sul territorio, che certo non possono essere surrogate dall’associazionismo o dal Carnevale Interetnico delle Scuole di Ponticelli, cui pure abbiamo lavorato per 6 anni. Soprattutto l’Assessore non dimentichi che a Ponticelli langue la questione Bipiani di via Volpicella, così vicini alla Scuola Don Bosco: sorti per far fronte alle esigenze abitative del post-terremoto e oggi popolati da italiani, albanesi, e africani ammalati di cancro, perchè da un decennio permangono in strutture in amianto. Il completamento della demolizione degli attuali prefabbricati, pur rientrando nel PRU sub 7 di Ponticelli, non è ancora finanziato: quando lo sarà, dove andranno queste persone? Aiutarci sarebbe non arrivare all’ultimo momento come per gli accampamenti Rom, non lasciare il territorio con il cerino in mano.
Nazario Malandrino, Cons. Municipalità VI
Segr. Casa del Popolo di Ponticelli